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Dr. Gianfranco Frongia - Pediatra

Fumo di sigaretta
Quante volte girando in macchina noto persone che fumano dentro l'abitacolo della vettura. Da ex fumatore penso, talvolta con rimpianto, più spesso con disapprovazione, a quelle boccate ed a quel pulviscolo tossico che penetra nei polmoni.
Quante campagne contro il fumo sono partite e partiranno per combattere questo vizio. Quante parole inutili buttate al vento se l'informazione non si accompagna alla riflessione. Spesso penso che il mio lavoro dovrebbe impegnarsi anche in questo senso, perchè la prevenzione è forse l'unica arma utile contro l'ignoranza.

E quante volte accanto ai guidatori vedo passeggeri, e spesso bambini.
Allora diventa meno pressante ed urgente il problema della lotta al fumo e "la sigaretta" diventa il pretesto per altri tipi di considerazioni, per cui i non fumatori non si sentano esclusi.
Dal punto di vista educativo l'esempio dato dal genitore è sicuramente determinante nel guidare le decisioni del figlio (si insegna ciò che si è e ciò che si fa, non ciò che si dice) e sarà più facile che assuma il vizio il figlio di un fumatore piuttosto che quello di un non fumatore, ma non è questo il motivo principale per cui disapprovo un genitore che fuma davanti al figlio.
Chissà se il fumatore aspirando la sigaretta ha mai pensato che il proprio figlio, seduto lì accanto, ha diritto al rispetto dovuto a tutte le persone e se soprattutto gli riconosce la dignità di persona. La legge dello Stato sancisce che nei locali pubblici sia proibito il fumo, nel rispetto di chi fumatore non è; a maggior ragione il rispetto dovrebbe essere dovuto a chi amiamo così tanto. Perchè ci si scusa o si chiede il permesso di fumare di fronte ad un estraneo e non ci si preoccupa di farlo davanti al proprio figlio?
Dal pretesto poi il pensiero si amplia, valutando che non sempre si riflette sul fatto che al bambino vada riconosciuta la dignità di persona umana. Nelle scelte di tutti i giorni, quelle che prendiamo sulla pelle dei nostri figli, scelte sacrosante in quanto tutori della prole, quante volte ci siamo soffermati a considerare che la persona sulla quale ricadevano le conseguenze delle nostre scelte avesse diritto al dignità di persona, senza distinzioni riguardo all'età.
I genitori adottivi o affidatari hanno il controllo sul loro operato, almeno i primi anni, da parte del tribunale dei minori; un genitore naturale ha soltanto l'obbligo morale della propria coscenza ad agire sempre e solo nell'interesse del minore.
Ci si scandalizza per la pedofilia o l'abuso sessuale sui minori, ma la piccola violenza domestica che nega la dignità ed il rispetto del bambino viene sempre riconosciuta e combattuta? In altre parole quanto ci sentiamo "proprietari" dei figli e quanto invece custodi e, per dirla modernamente, affidatari di una persona di cui abbiamo solo il dovere di far esprimere al meglio le potenzialità?

Perciò abbiamo solo doveri e nessun diritto; dal punto di vista sindacale il "lavoro" del genitore non ammette contrattazioni. Ci può consolare e spronare il fatto che genitori non si nasce ma si diventa; dopo aver messo al mondo un figlio bisogna continuamente rimettersi in discussione per cercare di progredire sempre di più in un cammino che viene fatto insieme ai figli. Se il genitore rimane sempre uguale a se stesso mentre i figli crescono, non sarà più in grado di condurlo serenamente fino alla maturità.
In questo cammino sarà più facile sbagliare che agire correttamente, ma sicuramente i nostri figli saranno così disponibili e intelligenti da permetterci di rimediare ai nostri errori.

Dr. Gianfranco Frongia
Pediatra

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