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a cura di
a cura di:
Annalisa Correnti
Docente Scuola Elementare
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Newton |
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All’alba del giorno di Natale del 1642 venne alla luce prematuramente, in una casa colonica della contea inglese di Lincoln, un neonato tanto debole da fare pietà. Fu predetto con tristezza che il bimbo non sarebbe vissuto fino a sera.
Eppure quel bimbo visse fino a 85 anni e la “povera testina tanto debole” che doveva essere sorretta da uno speciale collare in cuoio dimostrò contenere ben presto il migliore cervello scientifico che il mondo avesse mai conosciuto. Il proprietario di quel cervello ricevette un titolo di nobiltà, fu ricoperto di onori e diventò ricco.
Fu la figura centrale della scienza occidentale del XVIII secolo. Si chiamava Isaac Newton.
Non fu un ragazzo precoce. Come scolaro fu spesso tra gli ultimi della classe fino al giorno in cui, facendo a pugni, non le suonò ad un compagno, più grosso di lui e più bravo a scuola. Newton volle completare il suo trionfo dimostrando che sapeva completarlo anche nello studio.
Di Newton, da ragazzo, si diceva che aveva la testa fra le nuvole. Era dotato di un problema di concentrazione davvero eccezionale: era capace di rimanere sui problemi più complessi per ore ed ore. Famosissimo è rimasto l’episodio che lo vide, volendo cuocere un uovo, buttare nell’acqua bollente l’orologio e aspettare che si cuocesse…con l’uovo ancora in mano, immerso com’era nei suoi pensieri!
Si dice che Newton, vedendo cadere da un albero una mela, sia stato indotto a chiedersi se la forza che attirava al suolo il frutto non potesse essere la stessa che tratteneva la luna nell’orbita intorno alla terra.
Si mise a lavorare al problema e, anche se i risultati dei suoi studi furono pubblicati solo molti anni dopo, a soli 24 anni aveva già elaborato le leggi del moto e della gravitazione universale. Per dimostrare le sue teorie inventò anche un nuovo sistema di calcolo matematico: il calcolo differenziale. Era ancora uno studente e non comunicò a nessuno la sua scoperta.
Successivamente, un grande filosofo e matematico tedesco, Leibniz, sostenne di aver scoperto qualcosa di analogo a ciò che aveva scoperto Newton. Nacque così una disputa, e i sostenitori del matematico tedesco affermarono che Newton si era avvalso degli studi di Leibniz per la sua scoperta. Ma la questione … fu presto risolta! Furono pubblicati due complessi problemi matematici e fu sfidato chiunque a risolverli entro un anno.
Leibniz ne risolse uno. Stava ancora lavorando al secondo quando l’anno giunse alla fine. Newton, quando sentì parlare dei due problemi, li risolse ambedue in meno di 24 ore! Inviò la soluzione alla Società Reale di Londra e il commento unanime fu: “Il leone si riconosce dai suoi artigli”.
Anche la pubblicazione dei “Principia”, la sua opera più importante, avvenne in larga misura per una curiosa circostanza.
Edmund Halley, giovane e brillante astronomo, non riusciva ad eseguire un calcolo relativo alla traiettoria della cometa che oggi porta il suo nome. Recatosi da Newton, si accorse che egli l’aveva già calcolata. Non fu però possibile ritrovare il calcolo, dato il grande disordine che regnava sulla scrivania! Senza darvi importanza, Newton lo eseguì di nuovo all’istante!
Halley si rese conto dell’immenso valore delle scoperte non ancora pubblicate, abbandonate senza cura negli scomparti di quella scrivania, ed offrì a Newton di pubblicare a proprie spese tali lavori.
Così vennero alla luce i “Principia”.
Fino ai nostri giorni, quando un altro grande scienziato della storia presentò la sua teoria della relatività, nessun’altra opera scientifica ebbe un peso tanto grande nella storia dello sviluppo del pensiero umano.
Newton aveva descritto nei particolari la meccanica dell’universo.
Del suo lavoro aveva scritto: “Non so come mi considera il mondo, ma a me sembra di essere stato come un ragazzo che giocasse sulla spiaggia e si divertisse a scoprire qui un ciotolo più liscio, là una conchiglia più bella, mentre l’immenso mare della verità si stendeva davanti a me”.
TRATTO DA ANNALISA CORRENTI
Docente Scuola Elementare
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